Forum «Sicurezza interna»® 

Il Forum «Sicurezza interna»® della FSFP si è trasformato in un importante convegno sul tema della sicurezza e attira – oltre ai membri degli ambienti di polizia – sempre più visitatori dalla politica, dall’economia e dalla società.

 


Il forum si svolge ogni due anni. Il 17o Forum «Sicurezza interna»® si svolge nel 2021.


 

16° Forum «Sicurezza Interna»®: «Canapa, dossier scottante: se ne va in fumo la sicurezza?»

In Svizzera, i quattro pilastri della politica in materia di dipendenze impegnano quotidianamente tutti gli agenti di polizia. Tra quest’ultimi, v’è però anche la convinzione che questo sistema, seppur con delle lacune, sia già stato provato in passato. Il dossier della cannabis è diventata una sorta di “giovane problematico” politico.

 

Proprio per questo motivo, il 12 giugno 2019, la Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia FSFP ha invitato a Berna i suoi membri ed anche esperti nazionali e internazionali che hanno discusso apertamente sulla cannabis, esponendo i vantaggi e i rischi dei prossimi passi programmati.

 

> Comunicato stampa: Gli agenti di polizia vogliono dire la loro sulla politica della Cannabis <


I funzionari di polizia vogliono dire la loro sulla politica relativa alla cannabis

Al Kursaal erano presenti circa 150 agenti di polizia che, insieme ad esperti nazionali e internazionali, hanno condiviso le proprie opinioni sulla cannabis. Con la domanda se la sicurezza non si stia dissolvendo in fumo, la FSFP vuole impedire la creazione di leggi senza prevedere quali implementare. “Alla fine, spetta a noi fare applicare le leggi. Per questo motivo, è importante partecipare al dibattito in corso sulla possibile legalizzazione della cannabis ed essere ascoltati”, ha detto nel suo discorso di benvenuto Johanna Bundi Ryser, Presidente della Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia FSFP.

 Johanna Bundi Ryser


 «Alla fine, spetta a noi fare applicare le leggi. Per questo motivo, è importante partecipare al dibattito in corso sulla possibile legalizzazione della cannabis ed essere ascoltati.»  


 

 


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Discutere è anche l’opportunità di apportare dei cambiamenti in miglior modo

Prof. Pierre Esseiva


 «La cannabis è lontano dall’essere la priorità numero uno nel mercato svizzero della droga. In Svizzera ci sono comunque già alcuni commercianti e negozianti al dettaglio che vendono prodotti contenenti CBD.» 


 


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Nel suo discorso introduttivo il Professor Pierre Esseiva della Scuola di Scienze Criminali presso l’Università di Losanna ha evidenziato la varietà e la complessità dei prodotti a base di cannabis e il loro relativo mercato. A tal proposito, ha descritto il mercato della cannabis come un’entità molto complessa, dinamica e in rapida evoluzione. Da tempo la cannabis non è più vista esclusivamente come una droga, bensì sta sempre più assumendo il ruolo di prodotto di uno stile di vita. Pertanto, non ci sono solo cibi contenenti la cannabis, ma pure, ad esempio, dei cosmetici. Esseiva ha anche spiegato le proprietà terapeutiche della cannabis, tipo il suo effetto calmante in caso di disturbi del sonno.

 

“La cannabis è lontano dall’essere la priorità numero uno nel mercato svizzero della droga. In Svizzera ci sono comunque già alcuni commercianti e negozianti al dettaglio che vendono prodotti contenenti CBD. Nel canton Appenzello è stata persino avviata un’impresa professionale che studia e produce cannabis”, ha affermato Esseiva. A suo avviso, una regolamentazione – in prospettiva proprio di una liberalizzazione – sembra quasi inevitabile. Tra l’altro, identifica anche l’opportunità di apportare questi adeguamenti in modo molto migliore di quanto non sia stato fatto con l’alcol e il tabacco. Inoltre, bisognerebbe optare per un approccio multinazionale, in modo che non si giunga a una politica di delocalizzazione pura. “In questo contesto, dobbiamo valutare chiaramente se il consumo di cannabis sia motivato solo da scopi ricreativi o medici”, ha detto Esseiva. A suo avviso, la legalizzazione dovrebbe basarsi su un modello, tipo un business plan che includa, nel modo più appropriato possibile, i bisogni di tutti gli interessati (consumatori, polizia, politica, ecc.).


  

La cannabis è ovunque

Jürg Wobmann


«la polizia necessita di basi giuridiche pratiche, chiare e facilmente attuabili. È chiaro: per implementare coerentemente delle norme specifiche, ci manca semplicemente il personale!»  


 


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“Non mi è permesso fumare di fronte a voi – cosa che neanche voglio fare e non farei – però potrei ubriacarmi davanti a voi e questo sarebbe legale”, ha dichiarato il Capo della Polizia Giudiziaria lucernese Jürg Wobmann. Egli ha sottolineato che in primo luogo è la politossicodipendenza (ovvero il consumo di più sostanze) ad essere il vero problema: “la sola cannabis non è neanche il problema. Il problema è che vediamo sempre più l’aumento del consumo indifferenziato di alcol, medicamenti e altre droghe con conseguenze devastanti”.

 

D’altra parte, Wobmann ha precisato che la distinzione vigente tra sostanze legali e illegali non contempla minimamente se quest’ultime siano innocue o pericolose. La conseguenza di questa situazione è la mancanza d’eguaglianza giuridica e l’insufficiente protezione del bene giuridico della salute pubblica.

 

Secondo Wobmann, questa problematica in particolare conduce al dibattito se la cannabis debba essere o meno legalizzata. Proprio in merito a questa questione il Capo della Polizia Giudiziaria chiede misure attuabili, leggi pragmatiche e strumenti efficaci. “Se definissimo delle direttive con i paesi limitrofi, eviteremo la delocalizzazione”, ha evidenziato Jürg Wobmann, aggiungendo: “la polizia necessita di basi giuridiche pratiche, chiare e facilmente attuabili. È chiaro: per implementare coerentemente delle norme specifiche, ci manca semplicemente il personale!”

 

D’altronde, Wobmann è dell’idea che non sia la distinzione tra legale o illegale a dover essere in primo piano, ma piuttosto l’affrontare le cause che determinano la dipendenza da sostanze. Di conseguenza, bisognerebbe incominciare domandandosi perché si fa ricorso a certe sostanze. Purtroppo, questo non fa parte delle competenze della polizia, poiché la politica fa le leggi e la polizia, come potere esecutivo, deve garantire in primis che siano successivamente applicate.

 

In materia di cannabis, secondo Wobmann, la polizia cantonale di Lucerna ha “troppi dubbi in sospeso” riguardo a un fiorente commercio di sostanze stupefacenti. A tal proposito, ritiene che i consumatori non dovrebbero essere posti in custodia, al contrario. Dovrebbero ricevere protezione e aiuto per aver un’opportunità di distaccarsi dal consumo. Se si vuol spezzare il circolo vizioso del commercio di cannabis, si devono fermare i venditori.


 

La legalizzazione comporterebbe soltanto un trasferimento del carico di lavoro

Yvonne Leuthold


«Quando il mercato del CBD è apparso, anche il lavoro per gli agenti di polizia e per i procuratori è diventato, in egual modo, più difficoltoso.»  


 

Yvonne Leuthold, Procuratrice presso la Procura del canton Berna, esordisce dicendo che l’Ufficio della Procura regolarmente è confrontato con dei casi collegati alla cannabis. In questo contesto si spazia dai singoli consumatori, sino al grosso commercio di sostanze stupefacenti. La procura stessa distingue tra CBD, di fatto legale, e THC, che invece è illegale. Il problema sorge nella distinzione tra le due sostanze, poiché la struttura chimica di CBD e THC è molto simile e per di più, risultano praticamente indistinguibili sia nell’odore che all’apparenza esterna.

 

Questa problematica risiede nel boom dei prodotti a base di cannabis iniziato due anni fa. “Quando il mercato del CBD è apparso, anche il lavoro per gli agenti di polizia e per i procuratori è diventato, in egual modo, più difficoltoso. Questo perché la polizia ha comunque l’obbligo di far analizzare la cannabis, malgrado la persona controllata dichiari si tratti di CBD legale, piuttosto che THC illegale. Soltanto dopo il test lo si potrà stabilire chiaramente e pertanto anche deliberare chi dovrà assumersi i costi delle analisi. “Se i beni sequestrati fossero di CBD legale, nel frattempo già confiscati e distrutti, l’ingiustamente accusato dovrà essere risarcito. Nel caso di CBD, ogni test sulle sostanze costa 300 franchi. Soltanto nel caso si riscontri di THC è il convenuto stesso a dover pagare le spese sostenute per il test. Grazie ai test rapidi, almeno questa fonte di errore potrebbe essere eliminata, poiché ora gli agenti di polizia sono in grado di determinare direttamente se trattasi di CBD o THC.

 

In ogni caso, a suo parere, è chiaro che la legalizzazione non si tradurrebbe necessariamente in un minor lavoro per l’accusa, ma piuttosto comporterebbe un trasferimento del carico di lavoro in altri ambiti. Sarebbe ipotizzabile, ad esempio, considerare un valore limite degli stupefacenti nel traffico stradale. Alla fine, lei guarda al futuro: “A Berna, nel prossimo futuro, debutterà un progetto pilota dove una determinata quantità di THC verrà destinata ad un gruppo di persone circoscritto. Peraltro, della liberalizzazione se ne discute già ed esiste pure un testo d’iniziativa.” Infine, Yvonne Leuthold ha sottolineato l’importanza di riconoscere per tempo i problemi pratici e legali, anche in prospettiva di eventuali adeguamenti e, se del caso, alla loro relativa implementazione.


 

Gli orticoltori rimpiazzano i pomodori con la cannabis

Jean-François Potvin


 «La legalizzazione non ha cambiato niente. Gli oneri delle poliziotte e dei poliziotti non sono mutati e il mercato illegale esiste ancora.»  


 


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“Non copiate il Canada, perché stiamo ancora adattando i regolamenti”, ha detto Jean-François Potvin, Vicepresidente nel settore lavorativo della “Fraternité des policiers et policières” di Montréal, in merito al contesto generoso del paese, che conferisce a ciascuna provincia molto margine di manovra per la propria interpretazione.

 

Otto mesi dopo la legalizzazione, i peggiori timori sembrano essere scongiurati e in Québec, la cannabis legale rappresenta già il 40% della quota di mercato per uso ricreativo. Tuttavia, malgrado non sia trascorso molto tempo dalla sua introduzione, il consumo di cannabis è rimasto praticamente agli stessi livelli di prima. I casi di disabilità nel traffico stradale sono però aumentati. “La legalizzazione non ha cambiato niente. Gli oneri delle poliziotte e dei poliziotti non sono mutati e il mercato illegale esiste ancora.” Sono stati introdotti nuovi corsi di formazione per potersi concentrare sul trasferimento dei compiti. Inoltre, gli agenti di polizia hanno dovuto adattarsi al cambiamento da illegale a legale; anche perché, in particolare per le colleghe e i colleghi di Montréal, ciò significa che posso anche far uso di cannabis nel mio tempo libero, ma devo essere clean mentre sto lavorando..


 

Regolamentazione possibile solo con la legalizzazione

Markus Jann


 «Si deve legalizzare la cannabis, per poterla regolamentare; non si può regolare un prodotto illegale, poiché la legalizzazione è un prerequisito per la regolamentazione.»  


 


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“Si deve legalizzare la cannabis, per poterla regolamentare; non si può regolare un prodotto illegale, poiché la legalizzazione è un prerequisito per la regolamentazione”, ha dichiarato Markus Jann, Capo della Sezione basi politiche ed esecuzione dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). È chiaro che il tema della cannabis è molto controverso, tuttavia esiste un consenso comune sul fatto che la situazione attuale sia insoddisfacente, motivo per cui sarebbe utile cercare delle soluzioni. Markus Jann spiega che ci sono diverse possibilità. Da un lato, sarebbe possibile continuare e persino intensificare l’attuale proibizionismo; d’altro canto si potrebbe, ad esempio, prendere il Portogallo come esempio e quindi che non venga dato seguito a determinati atti (ad es. consumo/approvvigionamento per consumo).

 

Inoltre, ci sarebbe anche la possibilità di perseguire una legalizzazione non regolamentata, ma una legalizzazione fortemente regolamentata sarebbe, secondo Markus Jann, la soluzione più ragionevole e sicura. Quest’ultimo ha aggiunto: “Questa fase sperimentale, che autorizza progetti pilota sulla cannabis consentendo studi locali per un periodo di 10 anni, sarà trattata dalla politica il prossimo autunno”. Il Consiglio Federale non sta dicendo di voler legalizzare la cannabis, ma che ci si deve occupare degli sviluppi in questo settore.

 

Inoltre, bisogna tener conto anche delle preoccupazioni nell’attuazione di esperimenti. Ad esempio, non è escluso che ciò possa complicare la vita quotidiana della polizia. I progetti pilota discussi con queste accortezze, dovrebbero aiutare a creare leggi applicabili in un secondo tempo. Progetti pilota strettamente controllati potrebbero testare una possibile soluzione a lungo termine, su piccola scala. È importante che non vi sia un capovolgimento dell’attuale situazione giuridica. L’obiettivo è quello di documentare gli effetti sulla salute, sul benessere personale e sulla società di un accesso regolamentato alla cannabis. Markus Jann vede l’entrata in vigore di una possibile legalizzazione al più presto verso fine 2020, se non all’inizio del 2021/22, perché è risaputo che ritardi di varia natura si verifichino sistematicamente per certi dossiers critici.


 

Progetti pilota come opportunità di migliorare la situazione attuale

Markus Jann


 «Rispetto a quanto sta accadendo al presente, saremo in grado d’intervenire con progetti predisposti, piuttosto che limitarci a reagire o addirittura a guardare da un’altra parte.»  


 


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Il punto di vista sul tema della cannabis all’interno dell’associazione «Fachverband Sucht» è stato descritto come eterogeneo dalla Dr. Stefanie Knocks, Segretaria generale dell’associazione. A seconda degli ambiti, siano essi prevenzione, consulenza o terapia, ci sono svariate opinioni. Tuttavia, la «Fachverband Sucht» ha obiettivi comuni che desidera perseguire. Questi includono l’accesso ai consumatori/potenziali consumatori, una responsabilità chiara per discutere della cannabis, così come delle misure di prevenzione basate su dati concreti, tipo il grado di sensibilizzazione sugli effetti collaterali e verifiche dello stato generale di salute.

 

Stefanie Knocks ha sottolineato la necessità, per ciò fare, di disporre di sufficienti risorse, comprese quelle di polizia, visto che è proprio quest’ultima ad effettuare i controlli. Tuttavia, il raggiungimento di determinati obiettivi non è nemmeno possibile a causa della carenza di risorse; per di più, non esiste nessuna base legale in merito. La situazione attuale nella Fachverband Sucht è che però non ci sia un né un accesso, né tantomeno un ragionamento differenziato.


Ciò malgrado, Stefanie Knocks ha sottolineato l’importanza dei progetti pilota previsti e il fatto che potrebbero migliorare in modo significativo la situazione attuale: “Rispetto a quanto sta accadendo al presente, saremo in grado d’intervenire con progetti predisposti, piuttosto che limitarci a reagire o addirittura a guardare da un’altra parte.” Oggi le persone tendono spesso a stigmatizzare quanto rende impossibile una prevenzione che dia i suoi frutti. Di conseguenza, la «Fachverband Sucht» accoglierebbe con favore una nuova regolamentazione del consumo, della coltivazione e del commercio di cannabis. Ciò anche in considerazione del fatto che la legalizzazione e la successiva rigida regolamentazione di detta sostanza implicherebbe un maggiore sforzo. “Prima di poter fare nuove leggi su come regolamentare qualcosa, si deve legalizzarla”, ha detto Stefanie Knocks, spiegando perché la «Fachverband Sucht» sia a favore di una regolamentazione rigida del consumo di cannabis.


 

Nel corso della tavola rotonda finale conclusiva, sono emersi molti punti interrogativi. Questo è rappresentativo dello stato attuale del dibattito a livello di politica federale. Inoltre, mostra anche che la FSFP ha scelto un momento più che appropriato per lanciare questa discussione.

 

Infine, la Presidente della FSFP Johanna Bundi Ryser ha così concluso: “I prossimi passi saranno decisivi e a partire da adesso, la FSFP integrerà gli input nella riflessione.”


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Programma

Kursaal di Berna, 12 giugno 2019 (ore 08.45 alle 15.00)

Ore 08.45

Apertura delle porte e caffè di benvenuto al Foyer

 

Ore 09.15

Inizio del Forum con la Presidente della FSFP, Johanna Bundi Ryser

 

Conferenza dei oratori:

> Prof. Pierre Esseiva, Scuola delle scienze criminali dell’Università di Losanna

> Jürg Wobmann, Capo della polizia giudiziaria di Lucerna

> Yvonne Leuthold, Procuratrice pubblica del Ministero Pubblico del Canton Berna

> Jean-François Potvin, Vicepresidente alle Relazioni del lavoro presso la «Fraternité des policiers et policières de Montréal»

> Markus Jann, Responsabile della sezione Fondazioni politiche ed esecuzione, UFSP

> Dr. Stefanie Knocks, Segretaria generale dell'associazione «Fachverband Sucht»

 

Ore 11.30  - Pausa

 

Ore 12.00

Podio di discussione con la moderazione di Adrian Plachesi (TeleBasel)

 

Ore 13.30

Aperitivo e lunch con possibilità di scambi personali

 

Ore 15.00

Fine dell’evento


 

Oratori

 

Prof. Pierre Esseiva
Scuola delle scienze criminali dell’Università di Losanna

 

Markus Jann
Responsabile della sezione della basi  politiche ed esecuzione dell’UFSP

 

Jean-François Potvin

Vicepresidente alle Relazioni del lavoro presso la «Fraternité des policiers et policières de Montréal»

 

Dr. Stefanie Knocks
Segretaria generale dell'associazione «Fachverband Sucht»

 

Jürg Wobmann
Capo della polizia giudiziaria di Lucerna

 

Yvonne Leuthold
Procuratrice pubblica del Ministero Pubblico del Canton Berna


 

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